Tra i dirigenti del Ministero della Salute c’è la consapevolezza che con la diffusione che avanza, in tutta Europa, della variante Delta la scelta italiana di concedere il Green pass anche a 15 giorni da una iniezione, è molto pericolosa. Una riflessione è in corso, anche perché il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha scritto una lettera al professor Gianni Rezza, direttore Prevenzione del Ministero, chiedendo di rivedere urgentemente questa regola. Il ministro Roberto Speranza per ora non si sbilancia, si limita a commentare: «È chiaro che tutte le altre valutazioni verranno fatte passo dopo passo», ma negli uffici l’operazione di revisione del sistema è cominciata.

Negli altri Paesi europei le nazioni che come l’Italia si accontentano di una dose sono poche, ad esempio la Croazia e l’Austria. La scelta italiana aveva un senso per incentivare la vaccinazione: si sperava che molti corressero a vaccinarsi almeno con la prima dose per ottenere il Green pass, ma l’arrivo della variante Delta, fermata solo se c’è anche il richiamo, ha cambiato le carte in tavola. Tra l’altro, la confusione causata dalla frenata su AstraZeneca ha rallentato la vaccinazione tra i ragazzi. C’era stata una accelerazione con gli open day, ma poi la limitazione imposta perché venga usato solo per gli over 60 a causa di rari casi di reazioni avverse, ha di fatto annullato questo strumento. C’era l’alternativa di Johnson&Johnson, che essendo monodose assicura una protezione relativamente rapida, ma la maggior parte delle Regioni sta usando questo vaccino con il contagocce.

Spagna

Chi va in Spagna deve compilare un modulo (prima dell’arrivo) e firmarlo sul sito Spain Travel Health o sulle app per Android o iOs. Si riceva un codice QR da mostrare in aeroporto. Dal primo luglio la Spagna accetterà il Green pass. Secondo il sito dell’Unione europea (reopen.europe.eu) «i passeggeri con certificato digitale Covid Ue otterranno un “Fast control QR code” dopo aver compilato il modulo di controllo sanitario prima della partenza». Dunque, il modulo on line resta, mentre il Green pass è valido solo a 15 giorni dalla seconda dose (o dopo il monodose J&J). Senza Green pass, percorso più macchinoso: sarà fermato per i controlli e dovrà presentare o un certificato vaccinale o uno di guarigione. O l’esito negativo del test (in spagnolo o inglese).

Grecia

La Grecia, per i non vaccinati, aveva regole severe: richiedeva il tampone molecolare. Con il Green pass la situazione cambia: va compilato il Modulo di “Locator Passeggeri (PLF)” grazie al quale si riceve via mail un codice. Sarà accettato il Green pass ma solo dopo quindici giorni il completamento del percorso vaccinale (non basta una dose, dunque), se certifica il superamento della malattia Covid o se c’è la registrazione di un test antigenico negativo nelle ultime 48 ore o molecolare nelle ultime 72. Chi non ha il Green pass, dovrà dimostrare con certificazioni dettagliate il rispetto di uno dei tre requisiti (completamento del percorso vaccinale, infezione superata da almeno 20 giorni, test negativo nelle ultime quarantotto ore).

Francia

Anche per la Francia il sito dell’Unione europea ipotizza l’accettazione del Green pass dal primo luglio. E anche in questo caso non basta una dose, ma serve il completamento del percorso vaccinale da almeno 15 giorni; c’è però una differenza rispetto ad altri Paesi, perché nel caso del monodose Johnson& Johnson la Francia richiede che sia trascorso almeno un mese dall’iniezione.
Può bastare anche una sola dose, dopo 2 settimane, «per le persone che si sono riprese da una precedente infezione da COVID-19». In alternativa, vale il test antigenico o molecolare negativo. Gli stessi requisiti, da dimostrare con certificati, valgono per chi non ha il Green pass. Dunque, chi ha superato l’infezione, ma non si è vaccinato, in Francia necessita comunque del test.

Croazia

Per la Croazia si fissa il primo luglio come data possibile (meglio verificare prima di partire) di riconoscimento del Green pass. Le regole però sono differenti rispetto ad altri Paesi europei. Si legge sul sito della Ue: la prova della vaccinazione vale «14 giorni dopo la seconda dose, o 14 giorni dopo la prima dose se il vaccino è somministrato in una singola dose (Johnson & Johnson); tra 22 e 42 giorni dalla prima dose di vaccino Pfizer, Moderna o Gamaleya; tra 22 e 84 giorni dalla prima dose di vaccino AstraZeneca». In sintesi, la Croazia si accontenta della prima dose. Per chi invece non è ancora vaccinato, servono il certificato che attesti il superamento dell’infezione o l’esito negativo del tampone antigenico o molecolare.

Regno Unito

Andare nel Regno Unito, oltre che sconsigliato visto che il virus corre con 20mila casi al giorno a causa della diffusione della variante Delta, è complicato. Poiché l’Italia è nella lista ambra (questa è la classificazione della autorità britanniche che valutano i differenti livelli di rischio) chi arriva dal nostro Paese deve eseguire un test prima di partire, restare in quarantena dopo essere entrato in Gran Bretagna e sottoporsi ad altri due test sul Covid. Chi invece entra in Italia e proviene dal Regno Unito deve presentare l’esito negativo di un test antigenico, ma comunque rispettare un periodo di isolamento di cinque giorni, per poi eseguire di nuovo un tampone prima di uscire dalla quarantena.

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