Toglietemi tutto, ma non i dolci: perché nello stomaco abbiamo sempre spazio per le torte (e non solo)

Se anche al termine di un pasto importante hai sempre un buchino per il dolce, ecco qual è il motivo reale: lo spiega la scienza.

Tutti, almeno una volta nella vita, si sono trovati a un pranzo o a una cena dove, a metà del secondo piatto, si sono dichiarati sconfitti ed impossibilitati a concludere la pietanza, per via del troppo cibo ingerito! In realtà, poi, pochi istanti dopo capita di ricredersi: alla richiesta di chi voglia il dolce, lo spazio nello stomaco incredibilmente si ricrea e il dessert va giù che è una meraviglia. Ecco però questo accade!

Perché nello stomaco c'è sempre spazio per i dolci
Perché nello stomaco c’è sempre spazio per i dolci: ecco la risposta della scienza (insideweek.it)

Sono molte le credenze e le chiacchiere dietro a questa inconfutabile realtà. C’è chi lo chiama “lo stomaco dei dolci”, che secondo la narrazione comune sarebbe una sorta di organo a parte che resta completamente vuoto durante tutto il pasto e quindi pienamente disponibile per il dessert. In realtà, però, una motivazione reale c’è: ecco qual è il punto di vista della scienza.

Spazio per il dolce nello stomaco, ecco perché c’è sempre

A parlare di questa situazione è la docente di Scienze della Nutrizione della Pennsylvania State University, Barbara Rolls. Secondo i suoi studi, è vero che in alcune situazioni si possa effettivamente riuscire ad avvertire una sorta di “buco” nello stomaco che, nonostante per tutto il resto degli alimenti ci si senta sazi, per il dolce trova sempre spazio. Il motivo lo riscontra nella sazietà sensoriale specifica: ecco cos’è.

Perché nello stomaco c'è sempre spazio per i dolci
Perché nello stomaco c’è sempre spazio per i dolci: ecco la risposta della scienza (insideweek.it)

Secondo la studiosa, questa sazietà altro non è che un limite che il nostro corpo ha imparato a imporre all’appetito: l’obiettivo è quello di impedire al corpo di alimentarsi continuamente con gli stessi cibi, quindi favorire la varietà. Descritto per la prima volta da Jacques Le Magnen nel 1956, questo fenomeno è stato quindi studiato da Barbara Rolls nel 1981 attraverso un test condotto su alcuni volontari, ai quali veniva chiesto di valutare il gradimento di otto alimenti, assaggiandone un pezzo di ciascuno.

Dopo le valutazioni, a ognuno venne dato quello giudicato più appetibile per pranzo, quindi in grandi quantità. Dopo il pasto, i volontari giudicarono di nuovo gli alimenti: il gradimento per quel primo classificato era sceso notevolmente, proprio a causa della quantità appena consumata. Di fatto, quindi, anche a fine pranzo o cena abbiamo spazio per il dolce poiché si tratta di un alimento diverso da quelli mangiati fino a quel momento e, di conseguenza, incuriosisce e non è intaccato dalla sazietà sensoriale specifica.

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