Quando un team di scienziati ha iniziato ad analizzare gli eventi che hanno influenzato il clima mondiale nel 2020 ha naturalmente preso in considerazione i lockdowns per la pandemia di Covid-19 che hanno ridotto le emissioni e l’inquinamento atmosferico. Ma hanno scoperto che ad avere un impatto molto maggiore sul clima globale lo hanno avuto i devastanti incendi boschivi che hanno incenerito enormi aree dell’Australia dalla fine del 2019 al 2020 e che le colonne di fumo che hanno raggiunto la stratosfera hanno interessato gran parte dell’emisfero meridionale.

John Fasullo, del National center for atmospheric research (NCAR) Usa e principale autore del nuovo studio “Coupled Climate Responses to Recent Australian Wildfire and COVID-19 Emissions Anomalies Estimated in CESM2” pubblicato su Geophysical Research Letters, spiega che «il principale forcing climatico del 2020 non è stato affatto Covid-19. E’ stata l’esplosione degli incendi in Australia».

Per quantificare l’influenza climatica delle riduzioni del traffico e dell’attività industriale legate al Covid-19 e del fumo emesso dagli incendi, Fasullo e il suo team del NCAR hanno utilizzato tecniche avanzate di modellazione al computer e hanno scoperto che «I lockdowns legati alla pandemia del 2020 hanno avuto un’influenza relativamente modesta e graduale che si tradurrà in un riscaldamento medio mondiale di circa 0,05 gradi Celsius entro la fine del 2022. Al contrario, gli incendi hanno avuto un impatto piu’ breve ma piu’ significativo, raffreddando il pianeta in pochi mesi di circa 0,06 gradi Celsius».

Per rilevare l’influenza climatica della pandemia e degli incendi, il team di ricerca si è rivolto alle stime delle emissioni di entrambi questi eventi. Poi ha utilizzato il Community Earth System Model del NCAR per eseguire una serie di simulazioni per ricreare il clima globale, sia con le emissioni effettive che senza di esse, nonché in varie condizioni atmosferiche e per un periodo di tempo dal 2015 al 2024. Questo ha permesso loro di stabilire l’impatto sul clima mondiale e di ottenere piu’ intuizioni di quanto sarebbe stato possibile con le sole osservazioni. Le simulazioni intensive, piu’ di 100 in tutto, sono state eseguite sul supercomputer Cheyenne del NCAR-Wyoming Supercomputing Center.

si aspettavano, Fasullo e i suoi coautori hanno scoperto che «I lockdowns associati al Covid-19 hanno avuto una leggera influenza sul riscaldamento globale. Questo effetto, che altri studi scientifici hanno mostrato a livello regionale, ha a che fare con i cieli piu’ limpidi che derivano da minori emissioni, che hanno permesso a piu’ calore del Sole di raggiungere la superficie terrestre. Al contrario, gli incendi boschivi australiani hanno raffreddato l’emisfero australe a tal punto da abbassare le temperature medie della superficie terrestre. Questo perché i solfati e altre particelle di fumo interagiscono con le nuvole per rendere le loro goccioline piu’ piccole e riflettere piu’ radiazioni solari in arrivo nello spazio, riducendo l’assorbimento della luce solare in superficie».

Al loro apice, i lockdowns legati alla pandemia hanno portato a un aumento dell’energia solare nella parte superiore dell’atmosfera di circa 0,23 watt per m2o, che è una misura utilizzata dagli scienziati del clima per quantificare la quantità di calore solare che entra ed esce dall’atmosfera terrestre . Al contrario, gli incendi australiani hanno temporaneamente raffreddato il globo di quasi un watt per m2. L’intensità media dell’energia solare nella parte superiore dell’atmosfera direttamente esposta al Sole è di circa 1.360 watt per m2.

Spandendosi nell’emisfero australe e rimanendo nell’atmosfera per mesi, le particelle di fumo hanno raffreddato in modo sproporzionato la metà meridionale del pianeta. Di conseguenza, la disparità tra le temperature emisferiche ha spostato i temporali tropicali piu’ a nord del solito.

Lo studio evidenzia «Gli effetti sorprendentemente ad ampio raggio dei principali incendi boschivi sul sistema climatico mondiale. Sebbene possa sembrare controintuitivo che gli incendi, che sono associati al clima caldo, possano avere un’influenza temporanea sul raffreddamento, il loro fumo tende a bloccare la luce solare e modificare le nuvole».

Gli scienziati statunitensi hanno condotto una serie di studi sui potenziali effetti dell’innalzamento delle temperature sugli incendi, che sono diventati sempre piu’ distruttivi negli ultimi anni, e sugli impatti localizzati degli incendi sul clima. Ma hanno studiato meno quel che gli incendi possono far presagire per le temperature e i modelli di precipitazioni su larga scala.

Lo studio indica che «I grandi incendi iniettano così tanti solfati e altre particelle nell’atmosfera che possono disturbare il sistema climatico, spingere i temporali tropicali verso nord dall’equatore e influenzare potenzialmente il riscaldamento e il raffreddamento periodici delle acque tropicali dell’Oceano Pacifico conosciute come El Niño e La Niña».

Fasullo conclude: «Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se il fumo ha avuto ulteriori impatti, come impattare su El Niño e La Niña. Abbiamo teorizzato che il sistema climatico risponde in questo modo alle grandi eruzioni vulcaniche. Ma quelle tendono ad avvenire ogni 30 anni circa. Al contrario, i grandi incendi boschivi possono verificarsi ogni due anni e quindi avere impatti piu’ ricorrenti. Abbiamo chiaramente bisogno di saperne di piu’ su come influenzano il clima globale. Quel che questa ricerca dimostra è che l’impatto degli incendi regionali sul clima globale può essere sostanziale. Ci sono impronte digitali degli incendi su larga scala sia nell’atmosfera che nell’oceano. La risposta climatica è stata alla pari con una grande eruzione vulcanica».

Inside Week

Notizie e approfondimenti di style, inspiration, business, sport, tecnologia, design e salute. Foto, video, opinioni, rubriche. Email: redazione@insideweek.it